Quello che il mio occhio vede viene rielaborato e postato

Gli Dei ritornano – Puntata 93

Non dormii molto quella notte, ma non fu colpa di Fulvio che dormiva in camera con me, ero io che non riuscivo a rilassarmi, mi sentivo teso e poi la dormita sull’aereo e il cambio di fuso mi avevano un po’ spaccato i ritmi.
Mi addormentai in uno stato di incoscienza in un momento indefinito della notte.
Venni riportato alla vita solo dalle pressioni che Fulvio e il Caporale facevano su di me proprio per farmi svegliare.
Mi sembrava di non aver dormito, come se mi avessero spento e poi riacceso.
“Dai Marco, dobbiamo andare al luogo del tuo primo combattimento.”
La voce di Fulvio mi rimbalzava nel cervello senza che nessun neurone si decidesse a prenderla in consegna.
“Sono le 0637 e non abbiamo molto tempo per raggiungere la nostra destinazione.”
La voce del caporale invece ebbe uno strano effetto su di me, dal tono molto gerarchico sembrava un’ordine.
Raccolsi le forze e mi preparai il più rapidamente che potevo.
Il Tenente che dormiva nella stanza di fronte, mentre al nostro fianco stavano il caporale e il sergente, la nostra era l’ultima camera del piano ed era particolarmente isolata dal resto del complesso.
I documenti dell’incontro erano stati consegnati poco prima al tenete che però non si fece vivo, come il sergente.
La cosa che non mi aspettavo è che la sfida non si sarebbe tenuta in una palestra nell’edificio ma in una zona collinare incolta a quasi 2 ore a piedi di distanza in cui vi era un palco di 10m per 10 che sarebbe stato teatro dello scontro.
Ovviamente dico 2 ore a piedi perché quello fu il mezzo di trasporto che mi fu consentito usare per raggiungere il luogo della prima sfida.
Mi trovai di fronte un ragazzo di non più di 20 anni e non molto in forma che non avevo nemmeno notato la sera prima alla festa, io ero assonnato e imbambolato e quando diedero il via rimasi molto vicino al bordo del mio lato senza muovermi.
Il ragazzo mi si lanciò contro con un grido che mi fece riprendere giusto in tempo per spostarmi di quel poco che mi permise di vincere l’incontro, infatti il ragazzo troppo lanciato non trovando nulla sulla sua traiettoria che potesse rallentarlo cadde giù dal palco.
Avevo vinto senza quasi toccarlo, perché devo ammettere che un aiutino lo diedi al ragazzo per farlo uscire, anche se fu quasi involontario.
“Complimenti Marco! Attento però che stai sanguinando dal braccio destro.”
Le parole di Fulvio mi destarono il dolore, non capivo come era successo, ma stavo sanguinando all’avambraccio e anche abbastanza copiosamente.
Sembrava mancare proprio un lembo di pelle, non tanto grande, ma mancava.
Mi feci medicare, ma il dolore non era eccessivo, quel ragazzo doveva essere riuscito a colpirmi in un qualche modo, ma non riuscivo a capire come.
Con calma ritornammo alle nostre stanze e fummo subito informati riguardo al secondo incontro della giornata.
Mangiai il giusto , ma la spossatezza la stava facendo da padrone e alle due e mezza ero nuovamente pronto a combattere.
Questa volta eravamo in una grotta a livello del mare dove nell’area più ampia era presente un piano sospeso sull’acqua con raggio di circa 5m fissato ad un perno centrale e a due bracci laterali.
Nella penombra, non era molto illuminato, notai una fune che scendeva dall’alto e che si fermava a circa 2,5 metri sopra in centro del piano.
Prima di salire rimasi a fissare la struttura qualche secondo prima che mi intimassero di salire, così mi voltai in fretta verso Fulvio.
“Vai a chiedere se si può usare la fune!”
Mi voltai e salii sulla struttura, il mio avversario era imponente, un vero colosso, ma non era quello della sera prima.
Fulvio mi fece un cenno di assenso da lontano e che nessun altro notò.
La superficie della piattaforma era liscia e forse anche incerata.
Quando diedero il via partii correndo verso il mio avversario esattamente al lato opposto, lui interdetto e forse fiducioso della sua mole rimase fermo.
Arrivato al centro saltai e mi aggrappai alla fune contemporaneamente al distacco totale dei due bracci di ancoraggio della piattaforma.
Il peso del mio avversario fece inclinare la piattaforma sul perno centrale e ormai era tardi per correre verso il centro, così cadde in acqua.
Due combattimenti e due vittorie senza aver nemmeno combattuto, ero stato proprio fortunato, ma non mi importava troppo, ero stanco e volevo andarmi a riposare.