Quello che il mio occhio vede viene rielaborato e postato

Gli Dei ritornano – Puntata 43

“La tua vicenda ha sollevato una gran discussione nel paese e la gente si è divisa in due tronconi. Chi riteneva che tu fossi stato una persona inumana e chi invece riteneva ormai inutili i telegiornali come fonte d’informazione autorevole. Su internet infatti hanno iniziato a girare dichiarazioni anonime di persone che nella vita ti hanno conosciuto e che hanno provato a difenderti da quelle false accuse. Ammetto che anche noi abbiamo provato quella via per riabilitarti, ma poi le fonti si moltiplicavano da sole, senza controllo come se la gente stesse solo cercando il coraggio di dire ad alta voce quello che pensava…”
Io lo stavo ascoltando, ma non rammento se lo stessi veramente ascoltando, le sue parole fluivano dentro di me come un torrente in piena e io ero abbandonato alla furia dell’evento. Come in catalessi mi alzai e mi misi a guardare fuori dalla finestra come in cerca di qualcosa.
“…Massimo, mi stai ascoltando?”
La mia risposta arrivò solo dopo qualche secondo, mi sembrava di essere assente.
“Si, scusa, continua pure.”
“Se sei troppo stanco o è dura per te posso anche smetterla.”
“No, non ti preoccupare, voglio sapere, è solo che… mi sento strano.”
Quella sensazione di stranezza l’avevo già sentita in passato, ma la ricordavo come un sogno, qualcosa di mai accaduto o come una piccola sovrapposizione tra ricordi reali e onirici.
Il paesaggio mi era familiare, le montagne, la vallata, il verde, la luce, tutte cose che mi sembrava di aver già vissuto, ma forse mi stavo solo confondendo con precedenti ricordi.
“Allora continuo. Il punto massimo di questa strana tensione si ebbe proprio il giorno del tuo funerale. Nessuno si aspettava tutta quella gente al tuo funerale. La gente era ammucchiata fuori dalla camera mortuaria dell’ospedale. L’uscita della tua urna, sei stato cremato per volontà dei tuoi e comunque per evitare eventuali problemi nel riconoscimento, ha sancito interminabili secondi di silenzio da parte dei presenti. Poi i fischi, gli insulti da parte di alcuni presenti.”
Come descrivere la sensazione, è impossibile, solo in pochi hanno potuto sentire del proprio funerale ed io ero uno di quelli.
Sentivo l’angoscia che cresceva e la preoccupazione di quello che sarebbe potuto accadere per causa mia era forte, ma ormai era già successo.
Ma forse era perché non volevo più sentire, capire o vivere la cosa per la bocca di un altro.
“Alcuni iniziarono a inveire contro questi atteggiamenti irrispettosi e la folla si divise in due gruppi. Le poche forze dell’ordine non sapevano come contenere la situazione. Infine un ragazzo prese un sampietrino da terra e stava quasi per lanciarlo contro le persone che stavano insultando i tuoi resti. Ma un anziano lo fermò in tempo e disse: ‘Vi prego, questo è il funerale di mio nipote. Non posso chiedervi di pensare bene di lui poiché ogni persona è libera di avere le proprie idee, ma vi chiedo almeno di aver rispetto dei suoi resti e di chi lo ha amato, non per quello che ha fatto, ma per quello che per qualcuno ha rappresentato. Per me un nipote.’ Quelle parole probabilmente fin troppo retoriche stranamente calmarono la folla.”
Nonno!
“La tua urna poté finalmente prendere la strada per il cimitero seguita solo da un piccolo gruppo di persone, mentre il grosso della folla rimaneva lì a fronteggiarsi, ma senza fare nulla e scemando un po’ alla volta. Nei giorni successivi molta gente andò a visitare la tua tomba e ogni tanto la tensione tra chi voleva difenderti o insultarti era così alta che in alcuni casi dovettero intervenire addirittura le forze dell’ordine per evitare problemi o danneggiamenti. Nel giro di una settimana però la faccenda sembrava completamente dimenticata.”
Nemmeno da morto riuscivo a non creare problemi e irritazioni, proprio come nella vita quotidiana. La cosa mi stava avvilendo, era sempre causa mia anche da morto. Una persecuzione.
“E tutto questo per colpa mia. Pensavo che almeno una volta morto avrei smesso di creare problemi alla gente.”
“Ma guarda che non sei stato mia tu il problema, è solo che la gente ha visto in te quello che voleva vedere e questo ha sollevato problemi ben più grandi e latenti che ci circondano e che rimangono irrisolti.”
“Sarà , però intanto la causa di questo risveglio sono stato io.”
“Forse, ma si vede che era tuo destino.”
Destino, che strana parola. Avevo sempre pensato di avere una specie di compito, ma non mi sarei mai aspettato che i miei Dei mi avessero riservato questa strana Situazione.
“E ora, i miei genitori e i miei nonni come stanno?”
La domanda mi uscì così, proprio senza rendermene proprio conto.
“Stavo giusto per venire al punto focale, la tua situazione attuale.”
Proprio in quel momento entrò dalla porta una persona che non avevo mai visto.