Quello che il mio occhio vede viene rielaborato e postato

Gli Dei ritornano – Puntata 62

Il Tenente la fa facile, vai e torna con il ragazzo, ma se nemmeno lui sa come siamo messi, io che ci posso fare?
Quello che faccio di solito assieme ai miei uomini.
Eseguire gli ordini e sperare per il meglio.
Intanto correre perché quella zona non è certo piccola da rastrellare, poi si vedrà .

Bang!

“Presto muoversi! Il colpo proveniva vicino al laboratorio 49.”
In questi momenti non riesco mai a pensare, mi sento sempre come non ci fosse mai nulla oltre il mio respiro.
Ancora poco e ci siamo.

Bang!

“Presto prendetelo! Non credo che potrà fare molta strada con un proiettile nel culo.”
Il ragazzo è sdraiato ai miei piedi, con una spalla insanguinata e un sguardo un po’ confuso.
“Dai ragazzo, stai tranquillo che ti rimettiamo a posto.”
Tutto quello mi ricordava tanto il mio primo combattimento.
Non c’è nulla di simile perché ero all’aperto, di giorno a Mogadiscio in Somalia, eppure quei ricordi non esitavano mai a riaffiorare.

In quel momento pensavo proprio che mi sarebbe rimasto poco tempo per insultare i miei Dei, invece il sergente Terzi era arrivato prima.
Più che prima direi proprio sul filo di lana, perché avevo già una pistola puntata contro e il suo colpo non si sarebbe certo fatto attendere molto.
“Dai ragazzo, stai tranquillo che ti rimettiamo a posto.”
Era lì in piedi praticamente sopra di me che pronunciava quelle parole come se un Dio dovesse venire subito a farmi un miracolo.
Il problema però è che il male lo sentivo io e non lui e vi posso assicurare che faceva un male cane quel colpo alla clavicola.
L’unica cosa che però mi venne da dirgli in quel momento fu un sintetico e anche sibilante grazie.
Lui in tutta risposta mi guardò dritto negli occhi e mi disse: “Di nulla, ma non pensare che questo ti risparmi dalla punizione che ti attende.”
Per la mattina inoltrata ero già stato perfettamente medicato e stavo beatamente provando l’ebrezza degli antidolorifici svoltato su di un letto nel reparto medicina del centro.
Questo però non mi impediva di sentire o vedere il via vai di persone all’interno del centro.
Quello che era capitato quella notte certamente non era stato positivo per il centro e io stranamente continuavo a domandarmi soltanto se mai sarei venuto a conoscenza di quello che realmente era accaduto.

La situazione ormai si è stabilizzata, il ragazzo è al centro medico, l’intruso si è rivelato essere un nostro addetto alla sicurezza che si è ucciso anziché farsi catturare, i dati sono stati inviati tramite una connessione cellulare all’esterno e non si è ancora capito a quanto ammontino e per concludere la struttura è sigillata ormai da 7 ore.
Sono qui che fisso il mio computer, causa di buona parte dei dati sottratti, ormai da qualche ora e non so cosa fare se non aspettare.
L’attesa è spesso più violenta dell’azione e stare qui a coordinare il ripristino del centro non mi è certo congeniale, soprattutto sapendo che un allarme nero grava sulle mie spalle.
“Tenente, posso entrare?”
“Prego, entri pure sergente.”
“Questo è l’ultimo rapporto sui dati sottratti. Sembra che si siano portati via almeno metà del database epsilon e delta con purtroppo qualche porzione del database gamma.”
Della serie… Grazie Murphy!
“Riguardo altre spie invece?”
“Nulla, stiamo setacciando tutto il centro, ma nulla di rilevante, sembra che Carmelo fosse l’unico ad intrattene quel genere di comunicazioni da un po’.”
“Da un po’!? DA UN PO’!? Allora come mai non ce ne siamo accorti prima, potevamo evitarci tutti questi problemi! … Mi scusi Sergente, non è colpa sua lo so.”
“Purtroppo Tenente i protocolli non erano per controlli rigidi, ma solo a campione e Carmelo era in una posizione diciamo quasi privilegiata. Non si preoccupi Tenente, la capisco.”
“Grazie Sergente, se è tutto può andare.”
“Certo Signore.”
Database trafugati, serpi in seno e ora una rigidezza maniacale, ma ha senso quello che sto facendo?
Chiudere il recinto quando ormai i buoi son scappati?