Quello che il mio occhio vede viene rielaborato e postato

Gli Dei ritornano – Puntata 73

Una busta con quel maledetto triangolo stampigliato sopra era lì che mi fissava in tono di sfida.
Che avrei potuto fare, abbandonato com’ero nel nulla roccioso di una montagna sconosciuta se non aprire la busta e vedere che cosa mi aspettava?
Nulla, se non lasciarmi morire lentamente.
La busta conteneva una cartina di morbido moderno papiro in scala 1:25000, un foglio sempre di papiro con su dei veri e propri ordini e un orologio multifunzione con un cronometro già avviato.
“Ciao Ilior, questa è la tua prima missione e anche il tuo primo esame.
Ora sei dislocato in’un’area di due per due km evidenziata sulla cartina con il quadrato A e la tua missione è recuperare un manufatto nell’area B di cinque per cinque km situata a sud est rispetto alla tua posizione.
Dopo di che dovrai dirigerti a nord al punto C per essere recuperato.
Il manufatto sarà rintracciabile solo per le prossime 72 ore e il recupero sarà disponibile tra 48 ore e ogni 18 ore per le successive 72 ore.
Buona fortuna.
Maggiore Testoni”
Alla fine avevano scelto loro il mio nome in codice, tra le mie tre proposte, proprio non riuscivo a scegliere e dire che era solo un nickname.
Comunque non era proprio quello il mio problema più impellente, il cronometro segnava già un’ora e ventidue minuti e io ero già in ritardo.
Voltandomi per cercare di capire dove mi trovavo, cercando punti di riferimento per la cartina, vidi il mio zaino tattico come l’avevo lasciato nella mia camera, olameno così credevo a prima vista.
In realtà vi erano state rimosse o aggiunte delle cose, come tutti i miei apparati tecnologici tipo gps e palmari e aggiunte solo tre pastiglie per il mal di testa che mi aveva dato il dottor Gervasi la sera prima, ma era stato veramente la sera prima? Sembravo così distante dal centro, forse Himalaya.
Ero rapito da quel paesaggio che avevo da vanti e non riuscivo a concentrarmi per trovare la mia posizione, che pace, che tranquillità e che solitudine, sentivo proprio la calma e il calore di quelle senzazioni invadermi il corpo.
Rimasi lì per più di due ore ad ammirare il mondo che mi circondava, poi una fitta al capo, solo per pochi secondi ma che mi bastarono per rendermi conto che non potevo perdere altro tempo.
Dopo aver determinato con una discreta approssimazione la mia posizione mi diressi verso il punto più vicino del perimetro del punto B, erano quasi sette km in linea d’aria e in alta montagna, mi trovavo a circa 5500m, non erano certo fattibili in poche ore.
Mentre camminavo, in maniera il più possibile costante e senza troppe interruzioni, avevo tutto il tempo per pensare e riflettere sulla mia situazione e non parlo solo della missione, ma proprio di tutto.
Pensavo e pensavo e intanto camminavo, il mio respiro si faceva sempre più affannoso, non ero ancora fisicamente pronto per una prova del genere e la spalla tenendoci sopra lo zaino iniziava a farmi male.
Iniziai a pensare di aver esagerato con la roba che mi ero portato dietro, ma ciclicamente il mio pensiero cadeva sempre lì.
Come diamine avrei fatto a trovare il manufatto?
Come avrei fatto a riconoscere il manufatto?
Il papiro non mi dava molte spiegazioni e io ogni secondo che ci pensavo sentivo proprio il panico che cresceva sempre più.
Arrivai al perimetro B che erano già passate poco più di 12 ore dall’inizio della missione, così decisi di accamparmi visto anche che il buio stava prendendo piede e la notte forse avrebbe portato un po di consiglio.
Trovare un posto tranquillo e riparato però non fu per nulla facile, la schifosissima razione non mi consolava e sistemarmi nel sacco a pelo che mi faceva sentire più una mummia che un essere umano.
Una bella sfida mi stava coinvolgendo e io non ero minimamente sicuro di riuscire ad arrivare in fondo ma non ero nemmeno troppo sicuro di volerci arrivare in fondo.