Quello che il mio occhio vede viene rielaborato e postato

Gli Dei ritornano – Puntata 153

Roma sembrava essersi totalmente bloccata, il traffico era paralizzato, la gente aveva fermato le macchine o si era fermata di camminare, andare in bicicletta o motorino e guardava come persa nel vuoto e piangente verso la zona del quirinale.
Ormai erano passati alcune decine di minuti da quando Raffaele era morto e un senso di pace, seguita poi dalla disperazione per lo svanire di essa, sembrava aver contagiato tutti nel raggio di molti km.
Più di allontanavamo dal centro e più la situazione sembrava normalizzarsi, ma arrivati sul GRA c’era ancora gente bloccata a fissare verso il centro di Roma.
Ero riuscito a recuperare la macchina con cui eravamo arrivati e stavo portando il più lontano possibile la Monica e la Bea, come mi aveva chiesto di fare Raffaele. Monica stava ancora piangendo, non riusciva a smettere, mentre la Bea sola sul sedile posteriore guardava fuori smarrita.
Il cellulare iniziò a squillare, era quello della Bea che subito rispose.
“Ciao amore… si si tutto bene… ho avuto una paura matta… ora sto ritornando… scusami se non mi sono fidata subito di quello che mi avevi detto, solo che Raffaele mi sembrava un così bravo ragazzo, invece ha fatto un casino… si esatto proprio un’esaltato…”
La conversazione stava proseguendo, ma non ricordo che altro si dissero, ero totalmente annebbiato da quelle ultime parole, sentivo che la rabbia e il disprezzo nei confronti di quella ragazza erano a livelli incredibili. Raffaele le voleva bene e aveva fatto di tutto per proteggerla fino all’ultimo e lei era già lì che lo insultava. Mi sentivo totalmente spaesato e solo la mano di Monica che raggiunse la mia appoggiata sul cambio riuscì a tranquillizzarmi quel tanto da rendermi conto che non valeva la pena fermarmi lì in mezzo al GRA e scaricarla fuori a pedate, tanto più che avevo fatto una promessa Raffaele e non potevo deluderlo anche io.
Quei miei pensieri però furono spazzati via dal rumore troppo forte di un elicottero che ci stava passando sopra molto da vicino.
Quella manovra mi costrinse a fermare la macchina, come dovettero fare anche tutti gli altri sul GRA.
Quando scesi dalla macchina sulla difensiva e pronto a reagire, anche se non sapevo a cosa, riconobbi quel ragazzo in divisa militare che era sceso dall’elicottero e mi stava venendo incontro. Brunetta una delle ragazze del Centro mi stava correndo incontro.
“Marco devi venire assolutamente con noi!”
“Ma che sta succedendo?”
L’elicottero era appena appoggiato sul manto stradale pronto a ripartire subito e il rumore e il vento smosso dalle pale rendevano difficilissimo comunicare.
“Non c’è tempo di spiegarti! Dobbiamo muoverci ti prego!”
Dal suo viso si poteva scorgere l’ansia e la preoccupazione. Non stava mentendo, aveva proprio paura e io dovevo seguirla, però non potevo nemmeno…
“Devo assolutamente riportare a casa queste due ragazze, non posso finché non l’ho fatto.”
Il bel viso di Brunetta divenne ancora più triste e preoccupato e la sua divenne una disperata richiesta.
“Ci pensiamo io e il soldato Fabio. Si fidi che lo faremo a qualunque costo ma lei deve salire su quell’elicottero!”
Sembrava che stesse per piangere e io ero combattuto, non potevo venire meno ad una promessa ma qualcosa dentro di me mi diceva che non potevo rifiutarmi di fare quello che mi chiedeva Brunetta.
“Va bene, vado ma tu vedi di fare come ti ho detto.”
Un po’ di tranquillità riapparve sul viso di Brunetta che rispose con decisione.
“Certamente Signore.”
Signore? Io? Perché mi trattava come fossi un suo superiore?
Furono quelle domande che mi tormentarono nel breve percorso verso l’elicottero dove dovevo salire.
Quando mi voltai per guardare indietro, seduto con l’elicottero che stava partendo, vidi Monica, la Bea, Brunetta e il soldato Fabio che mi fissavano e dentro di me non riuscii a non domandarmi se quella non sarebbe stata l’ultima volta che li avrei visti.

“Vedi Gabriele, per ora ci sono andato di leggero, ma il punto non è che non mi darai quei codici di accesso, ma è solo quando me li darai.”
La faccia di Baldini aveva una qualcosa di felice nel pronunciare quelle macabre frasi che preannunciavano terribili sofferenze.
“Vedi Baldini…” Disse Gabriele sputando un po’ di sangue che aveva in bocca.
“Per te sono il Colonnello!”
“…io non ho paura di morire oggi. Mi domando se anche tu non ne abbia.”
“Vedi Gabriele, il punto è che tu morirai solo quando ti avrò torturato a sufficienza per sapere tutto quello che mi serve. ORA DAMMI IL TUO CODICE DI IDENTIFICAZIONE! I miei uomini sono già pronti per scaricare tutti i vostri dati.”
“E dove pensate di metterli, tutti in una chiavetta? Saranno svariate centinaia di terabyte.”
“Che stupido che sei! Abbiamo pensato a tutto, molto meglio di voi, abbiamo creato un network di computer sparsi in alcune basi segrete per poter immagazzinare e organizzare tutto. Ovviamente grazie alla tecnologia del Centro che abbiamo trafugato e migliorato in questi lunghi mesi.”
Baldini sembrava proprio trionfante ed esaltato e non si limitava nell’ostentarlo davanti al Maggiore.
“Questa è l’ultima volta che te lo chiedo con le buone. DAMMI IL TUO CODICE?!”
“NO!” Rispose sprezzante il Maggiore.
“Speravo proprio lo dicessi.”