Quello che il mio occhio vede viene rielaborato e postato

Gli Dei ritornano – Puntata 132

La Ducati continuava la sua fuga in mezzo al traffico cercando di seminarmi.
Non riuscivo ad avvicinarmi abbastanza per poterli fermare, fortunatamente avevo lo Strix che mi dava un’idea della situazione e di come muovermi.
Ci eravamo parecchio allontanati dal luogo dell’agguato e non mi sentivo molto tranquillo.
“Alberto mi serve assistenza, puoi allertare qualcuno per aiutarmi?”
Un attimo di silenzio prima della risposta.
“Aspetta un attimo, Alberto è occupato a discutere. Io intanto devo far rientrare lo Strix, non ha più molta autonomia.”
“Ma sono nel bel mezzo di un inseguimento ragazzi!”
Altri attimi di silenzio poi la voce di Alberto mi raggelò il sangue nelle vene.
“Devi sospendere l’inseguimento e rientrare.”
“COSA! COSA! … COSA!”
“Purtroppo è un’ordine, non abbiamo l’autorizzazione a darti ulteriore supporto. La moto verrà limitata dal GPS ai limiti di velocità prescritti per l’area in cui ti trovi.”
“Cazzo! Non potete farmi questo. Chi ha dato l’ordine? Il maggiore?”
“No, il Tenente Corvini.”
La moto perse di potenza e mi ritrovai a guardare la Ducati che sfrecciava via davanti a me.
“Questa qualcuno me la dovrà pagare. Ora rientro, ma mettetemi subito in contatto con il Centro.”
“Ci sarebbe una chiamata per te, si tratta di Monica che è appena atterrata con tutti gli altri all’aeroporto, questo è il quarto squillo.”
A quel punto tanto valeva rispondere visto che ormai mi era impossibilitato continuare quello che volevo.
“Aprite la comunicazione.”

“Ciao Monica, non dirmi che siete già arrivati.”
“No… Hanno provato di…”
La voce di Monica era come quella di un bambino che piange e vuole raccontare a suo padre quello che gli è successo.
“State tutti bene?”
Provai di essere il più sorpreso e convincente possibile, ma non so se c’ero riuscito, considerando però lo shock di Monica forse era passato inosservato.
“Si si, stiamo bene, ci sono venuti a prelevare con un elicottero dell’esercito e ora siamo qui in aeroporto. Ci hanno sparato contro!”
“Stai calma, arrivo subito, il tempo di far tornare indietro questo taxi prima di bloccarci definitivamente nel traffico.”
Ovviamente non ero su di un taxi, ma sulla moto che provavo di rientrare il più rapidamente possibile seguendo coscienziosamente e irritato i limiti imposti dal sistema GPS di controllo.
In quegli attimi mi stavo ripromettendo di staccarlo a morsi.

“Allora dottore, che mi dice?”
“Sembra che la plugsuit stia funzionando benissimo, ci stanno arrivando notevoli dati biometrici, ora saranno solo da analizzare.”
“Bene, allora comunichi al Maggiore appena avrà dei risultati. Come stanno Fulvio e Raffaele?”
“Tenente, sono atterrati ora all’aeroporto di Bologna, dal primo rapporto di Fulvio sembra tutto rientrato.”
“Bene, allora mettetemi in contatto con il Controllo 872.”
“Alberto, sono il Tenente Corvini, sospendete l’inseguimento e fate rientrare Marco. Ora continuiamo noi da qui.”
“Ma Signore, ormai li ha in pugno…”
“Non discutere, è un’ordine, ci sono altri progetti.”
“Come vuole Signore.”
“Chiudere. Ora occupiamoci noi di seguire quella moto e recuperare il maggior numero di informazioni.”
Non mi va giù che si lasci così libertà al ragazzo, dovremmo impegnare più personale su di lui invece di dirottarlo in queste altre faccende. Il Generale avrà le sue idee, però ultimamente non riesco più a capirlo. Il Maggiore però si fida ancora così tanto. Certo, il Generale in fin dei conti sa il fatto suo, ci ha tirato fuori dai guai più volte, però questa volta… meglio non pensarci ora.

“Fatemi capire bene quello che è successo… Una missione pianificata in ogni minimo dettaglio per liberarci definitivamente di Raffaele Taddia è fallita? Abbiamo perso il contatto del soggetto che vi avevo ordinato di sequestrare? E poi mi dite anche che la colpa è stata di un centauro pazzo che sembrava un incrocio tra Rambo e Commandos che per giunta si è dileguato?”
“Più o meno si colonnello. Avevamo improvvisato una trappola per catturarlo ma ha desistito l’inseguimento prima del previsto e non eravamo ancora pronti per fargli la festa.”
Il colonnello Balderi sembrava stranamente più tranquillo del solito.
“Capitano le consiglio di lasciare immediatamente questa stanza prima che mi penta di essermi liberato dell’ennesimo sottufficiale.”
Il capitano non se lo fece certo ripete due volte e uscì immediatamente dalla stanza lasciando il colonnello da solo.
“Gabriele questa l’hai vinta tu, ma appena saranno pronti sarò io l’ultimo a ridere.”