Quello che il mio occhio vede viene rielaborato e postato

Gli Dei ritornano – Puntata 34

“Stai sicuro che non mi scapperai!”
Furono le ultime parole che sentii dall’ispettore prima di ritrovarmi fuori dal pub che correvo.
Sentivo la presenza dell’ispettore che mi inseguiva, io ero in mezzo alla boscaglia non troppo fitta, sul momento non capivo dove fossi ma dopo qualche attimo la trovai il luogo familiare.
Sentivo l’aria che entrava e usciva sempre più velocemente dai miei polmoni, ero impaurito e correvo ormai da molto tempo, eppure non sentivo la stanchezza.
Mi resi conto che non avrei risolto nulla continuando a correre, dovevo trovare un posto per passare al contrattacco e sistemare l’ispettore.
La vegetazione fu presto sostituita da strade di una città che non conoscevo ma che mi era comunque familiare, iniziavo ad orientarmi quando un colpo di pistola mi raggiunse alla spalla sinistra, l’ispettore mi stava prendendo.
“Arrenditi o sarò costretto ad ucciderti!”
Non potevo più aspettare, svoltai l’angolo e mi ritrovai in uno spiazzo con una chiesa.
Io conoscevo quel posto e sapevo come mettere in trappola l’ispettore.
Saltai il cancello in ferro al fianco della chiesa e mi diressi nell’oratorio retrostante e mi nascosi subito dietro un angolo in cui vi era una piccola nicchia.
L’ispettore arrivò di corsa e non mi vide finché non mi lanciai contro di lui con tutte le mie forze.
Lui aveva una pistola e io una spalla ferita, non ricordo con precisione cosa accadde dopo, se non che mi ritrovai nell’anfiteatro retrostante l’oratorio con l’ispettore che mi puntava una pistola contro e dei bambini poco distanti che stavano giocando.
“Ora ti ho preso! Non puoi più scappare.”
Non sapevo più che fare, non avevo più via di scampo e sentivo una forte pressione che si stava concentrando nella gola.
“Adesso tu morirai come le tue vittime.”
La pressione era sempre più forte, faticavo a respirare e sentivo dentro di me la tensione trasformarsi in lacrime.
Piangevo a dirotto e non riuscivo più a dire o fare altro, sentivo ormai il proiettile entrarmi in gola e uccidermi.
I miei occhi si chiusero dalla disperazione, sentivo le lacrime scorrere lungo il mio viso.
“Papa, che stai facendo?”
Riaprii gli occhi di scatto e vidi una bambina che guardava l’ispettore.
Lo sguardo dell’ispettore era attonito, incredulo.
“Ma tu che ci fai qui… Mah… Allora questo… ora ricordo, è un sogno!”
Un sogno?
Quelle parole mi intontirono per un’attimo.
“Come un sogno?”
“Si, ora però devo sapere dove ti trovi.”
“Francamente so solo che ricordo di aver visto questo posto di recente, ne conosco la struttura, ma se devo essere sincero, non saprei dirti dove si trova e come ci si arriva.”
Perché gli stavo parlando del luogo del sogno e non dello stanzino buio in cui mi trovavo?
L’ispettore si stava guardando attorno pensieroso.
“Ma io so dove ci troviamo, siamo dietro…”
Non gli lasciai nemmeno finire la frase, mi sentivo strano, avevo moltissime domande da fargli, ma mi uscì solo una delle più inutili.
“Ma la bambina dove è finita?”
Quella situazione e quella conversazione era troppo assurda.
“Non saprei, era mia figlia, mi ero impresso il suo ricordo prima di addormentarmi, per tentare di ricordarmi.”
Sentivo nuovamente un nodo alla gola formarsi, ero teso, i brividi lungo la pelle e una pulsazione crescente alla testa.
“Un sogno, ma non è strano che siamo ancora dentro, eppure non dovremmo svegliarci ora che lo sappiamo?”
“Non saprei ma sarebbe meglio che mi svegliassi, devo dire a…”
Ora quella pulsazione era insopportabile, percepivo la presenza di qualcosa di diverso che si avvicinava e non era certo amichevole.
“Presto, scappa, svegliati, sta arrivando qualcuno o qualcosa e non credo che abbia buone intenzioni.”
Il cuore ricominciò a battere all’impazzata.