Quello che il mio occhio vede viene rielaborato e postato

Gli Dei ritornano – Puntata 46

Ero in trepidante attesa, come un bambino davanti al negozio di giocattoli, mentre Corvini eseguiva tutta la procedura di sicurezza per aprire la porta.
Prima la mano su di un pannello, poi la digitazione di un codice di riconoscimento, infine l’inserimento di un badge identificativo.
“Ecco, ora ho finito.”
Ma la porta ancora nulla, bella chiusa.
“Quindi? Perché non si apre?”
“Io ho finito, ora tocca a te.”
“Come a me? Ma…”
“Non ti preoccupare, i tuoi dati sono già nel sistema, appoggia la mano sul pannello.”
Dovevo avere uno sguardo allucinato, perché il Tenente mi stava guardando sorridendo. Comunque appoggiai la mano sul pannello.
Immediatamente una fitta in vari punti della mano, non era per il riconoscimento digitale, mi stava pungendo per analizzarmi il sangue.
Ritrassi la mano di scatto, ma ormai era fatta, avevo almeno 3 forotti ben distinti in vari punti della mano.
“Non preoccuparti, ci si fa l’abitudine, se non fosse che tutte le volte va a beccare sempre punti casuali della mano. Ora inserisci il tuo codice alfanumerico di almeno 10 caratteri.”
“E che codice dovrei inserire, non ne ho uno.”
“Allora inventatelo, ma vedi di non dimenticartelo, non potrai cambiarlo così facilmente.”
Bella parola, inventarsi un codice così su due piedi, però stranamente mi venne in mente una successione in maniera così istintiva che mi prese in contropiede, ma forse era solo la paura di dimenticarsela.
“Bene, ora inserisci il badge e non ci resta che attendere.”
“Ma non ho alcun Badge!”
“Credo sia nella tua tasca sinistra.”
Si, era proprio lì, come avevo fatto a non notarlo prima?
Addirittura c’era sopra già una mia foto già con la mia nuova faccia, o era quella vecchia, proprio non ricordo, le ho sempre confuse.
Lo inserii nel sistema di controllo e una volta estratto, iniziamo a sentire uno strano rumore, uno sfiato d’aria compressa, la porta si stava finalmente per aprire, motori elettrici che partivano e finalmente le porte si aprirono del tutto.
Quello che vidi mi lasciò praticamente senza parole, 5 pareti grigio metallico assolutamente asettiche e senza alcuna strumentazione.
“Dai, entriamo prima che si richiuda.”
Ero assolutamente incavolato.
“Ma che significa!”
La porta dietro di noi si richiuse rapidamente, eravamo bloccati in una stanza a forma di cubo non più grande di 3 metri per 3 per 3 e tutta grigio metallico, anonima e senza scopo.
“Stai calmo, tutto a suo tempo… Firion Charly435Juliet798.”
Una fascia luminosa iniziò a passare dalla testa ai piedi il corpo del Tenente, io ero confuso e anche abbastanza incavolato.
“Ora tocca a te, dai un tuo codice di riconoscimento vocale, basta che sia di 2 lettere e 6 numeri.”
Ormai avevo capito, dovevo improvvisare, e vai con altri codici a caso.
“Alpha793Lima582.”
La buttai proprio lì, senza pensarci, tanto ormai stavo iniziando a pensare che mi stessero tutti prendendo solo in giro.
Potevo vedere che la fascia luminosa stava passando anche sopra il mio corpo e il mio occhio non gradì molto la cosa, ma non fu poi nemmeno troppo fastidiosa.
“Bene, ora posso spiegarti il significato del simbolo. Si tratta di un triangolo equilatero i cui tre lati rappresentano gli stati della materia, solido, liquido e gassoso, mentre le linee curve interne dividono la sua aerea nell’esatto rapporto in cui questi erano presenti inizialmente su questo pianeta. Il suo nome è il Triangolo della Vita.”
Ormai ero veramente incavolato nero e francamente mi stava importando poco di quella definizione.
“Quindi? Dobbiamo stare ancora per molto dentro a questo cubo? Possiamo tornare fuori? Tanto non ha senso rimanere ancora qui.”
Corvini abbassò lo sguardo e scuotendo la testa disse: “Mi sa che tu sia un caso molto difficile ragazzo. Aspetta.”
“Aspetta! Tutto qui! Si, ovvio, tanto dove diamine posso andare!”
La rabbia stava crescendo e francamente anche un dolore alla schiena, nella zona lombare.
I secondi passavano come minuti e nulla succedeva, Corvini era lì che mi guardava camminare avanti e indietro, ma probabilmente era perso nei suoi pensieri.
Mi stavo guardando le scarpe pensando che non ne avevo mai indossate di più comode anche se ma non avevano nessuna marca, quando…
“PORCA PUTTANA!”
Presi una paura tremenda, il grigio metallico delle pareti si dissolse in un lampo lasciando il posto al più completo trasparente.
“Massimo, benvenuto nella Struttura.”