Quello che il mio occhio vede viene rielaborato e postato

Gli Dei ritornano – Puntata 24

Non avrei dovuto attendere molto e decisi di non tornare in hotel e di farmi un giro per Roma perché chissà quando l’avrei rivista ancora.
Comprai una cartina della città con tutte le fermate della metropolitana e autobus, così eventualmente sarei riuscito a muovermi più rapidamente.
Roma in quel momento mi affascinava veramente con i resti del foro romano, l’altare della patria e il campidoglio.
Mi sentivo a mio agio e quasi non facevo caso alla moltitudine di poliziotti che giravano, non dovevo dare nell’occhio e per farlo al meglio dovevo sembrare un vero e proprio turista, ma ovviamente evitavo di farmi vedere troppo in faccia.
Alla fine arrivai perfino troppo puntuale all’appuntamento nella piazza della chiesa di santa maria a trastevere, così decisi di rimanere un po’ in disparte per osservare al meglio la gente nella speranza di evitarmi brutti incontri.
La gente passava, proprio come il tempo e le 19 ormai si erano fatte già da alcuni minuti.
Di quel ragazzo ancora nessuna traccia, forse dovevo mettermi più in mostra, o forse mi aveva semplicemente mentito per liberarsi di me.
Decisi quindi di muovermi al centro della piazza, in modo da poter essere ben visibile ai più.
Certo, era un rischio ma che altro potevo fare?
Passarono altri minuti, stavo per andarmene quando finalmente quel ragazzo sbucò da un vicoletto.
“Ora non fare domande, se vuoi i tuoi documenti seguimi.”
Non aggiunse altro e si incammino tranquillamente, a me la cosa non piaceva, ma non potevo fare altrimenti.
Sentivo puzza di trappola e iniziai ad entrare in panico.
Ad ogni passo la tensione saliva, ci lasciammo la chiesa alla nostra destra e ci incamminammo lungo una strada, su per una salita, poi a destra, una curva stretta, le viuzze diventavano sempre più vuote, strette e anche macabre.
Mi stava portando fuori dalle rotte turistiche, ero allo scoperto, non avevo la massa a proteggermi, ma dovevo rischiare.
L’ansia era forte e il mio cuore batteva, il cervello non riusciva a concentrarsi.
Ero totalmente assente, un automa.
Ancora qualche curva e poi una strada sulla sinistra e una porta che si apre.
Solitamente non perdevo facilmente l’orientamento, ma quella volta la tensione mi fece dimenticare di ragionare e non guardai nemmeno i nomi delle vie che attraversavo.
E dire che nei film sembrava tutto più semplice e le cose da fare ovvie.
Entrando nella casa subito mi sentii soffocare, uomini intenti a pulire le loro armi, non curanti di noi, ma che incutevano un certo “rispetto”.
Il ragazzo chiamò e un signore ci raggiunse.
“Segui questo signore che ti porterà dal capo, chiedi direttamente a lui quello che vuoi, io ti aspetterò qui.”
Quel ragazzino per i suoi soldi avrebbe atteso, ne ero certo.
La casa era molto buia, forse troppo e la scala che dovevo fare mi metteva ancora più paura.
Sapevano perfettamente come mettere a disagio le persone, per innervosirle ed indurle all’errore.
Dovevo riuscire a ritornare in me e rimanere calmo, nulla era ancora perduto.
Il mio Dio e i miei Dei forse mi proteggevano, ma ero comunque io quello che avrebbe dovuto farcela.

Le parole del sergente al telefono mi risuonano come impossibili, eppure erano vere, come fare a dubitarne.
La spiegazione del tenente ormai era finita, eppure non mi veniva nulla da dire.
Il mio cuore stava ricominciando a darmi tormento.
“Presto, divulgate immediatamente l’identikit del ragazzo a tutte le volanti, massima priorità . Bisogna prendere quel ragazzo.”