Quello che il mio occhio vede viene rielaborato e postato

Giappone – Giorno 10

Giardino imperiale

La giornata di oggi l’abbiamo dedicata all’integrazione tra italia e giappone, rendendoci conto che se lo stato italiano pagasse vitto e alloggio a meno di 10 viaggiatori itineranti che arrivano alle persone di uno stato, spenderebbe molto meno ed otterrebbe un risultato molto migliore che facendo semplici fiere dell’italianità nel mondo.
A parte questo la mattina ci ha lasciato con l’amaro in bocca, la nutella è finita, così mi sono lanciato su una mela un po’ bacata a “soli” 104yen (un furto ugualmente).
Assieme ad una delle due yuko ci siamo poi avviati a visitare il parco di Ueno, ce lo aspettavamo decisamente molto più verde ma vi abbiamo visto addirittura uno spettacolino di danzatrici cinesi, e il cimitero degli shogun.
L’ultima tappa della mattinata è stato il parco imperiale est, l’unico aperto al pubblico, dove dovevamo anche incontrare l’altra yuko che però alla fine ci ha raggiunto in hotel.
La sorpresa del parco è stata vedere già qualche albero in fiore nemmeno a metà febbraio, ma si sa, tokyo è una città calda e devo dire anche con sorpresa priva di quell’odore di idrocarburi incombusti classico di Roma, Milano o altre grandi città piene di auto.
Il pranzo in hotel poi è stato il nostro punto forte, abbiamo tirato fuori dal cilindro un piatto di pasta col tonno che a 10mila km dall’italia non poteva venire meglio di come è stata.
Per la prima volta da quando siamo in giappone abbiamo usato la forchetta e le due Yuko si sono leccate letteralmente i baffi, il tutto poi è stato chiuso da un classico caffè fatto con la moka.
Oggi in Giappone è stata festa della nazione e pensavamo fosse tutto chiuso ad akihabara, la città elettrica, invece ogni mega palazzo di minimo 5 piani pieno di qualsiasi diavoleria elettronica era puntualmente aperto al pubblico con tanto di strilloni davanti.
Per chiudere la serata nuovamente a Shibuya per fotografare la statua del mitico Hachiko e cercare un locale dove bere qualcosa e parlare tranquillamente con le due Yuko.
Descrivere la situazione di apprensione che si prova a stare in certi quartieri di Tokyo è così forte che mi risulta impossibile descriverla, l’unico modo è viverla, veramente una cosa fuori da tutti gli schemi italiani o anche europei.
Fiumi di persone, miriade di insegne e come ho già detto una città che vive su più piani e senza mai fermarsi.