Gli Dei ritornano – Puntata 52

Ero proprio curioso di sentire quello che avrei dovuto subire nei mesi successivi.
Dentro di me ero convinto che avrei seguito un corso da spia, come quelli che avevo visto nei vari film al cinema, invece…
“Allora Massimo, intanto dovrai trovarti un nuovo nome, poi domani mattina inizieranno le lezioni intensive. Un po’ di matematica, chimica, fisica, letteratura…”
“COSA!”
Sentire quelle parole mi stava mettendo di cattivo umore, sembrava di andare a scuola, che senso poteva mai avere!
“Come cosa, ci sono dei problemi?”
“Certo che si, è come andare a scuola.”
Sul viso del tenente si dipinse un volto sorpreso e un po’ accigliato.
“Scusami, ma cosa pensavi di fare. Nessuno nasce imparato e per i primi 3 mesi andrai a lezione 12 ore al giorno 7 giorni su sette.”
Non ci potevo credere, ero furibondo, a che sarebbe mai servito!?
Mi alzai dalla sedia e battendo i pugni sul tavolo pronunciai una frase che presto mi sarebbe tornata indietro con gli interessi.
“Ma che cazzo! Io non ho mica voglia di perdere così il mio tempo!”
Il viso del tenente questa volta cambiò radicalmente, divenne molto più buio e determinato, si alzò lentamente dalla sedia, i nostri visi erano molto vicini.
“Ragazzo, questo proprio non mi piace, forse tu non hai capito che questo è l’unico modo che hai per continuare ad avere un futuro degno di tale nome. O fai quello che ti diciamo con le buone o sarà peggio per te.”
Sentivo il sangue ribollirmi, non riuscivo più a trattenermi, volevo ribellarmi.
“IO…”
Non riuscii nemmeno a iniziare la frase, non vidi nemmeno il pugno partire, mi ritrovai semplicemente con la schiena appoggiata alla parete dietro di me, e c’erano ben 3 metri almeno.
Sul momento non sentivo nemmeno troppo male, ma pochi istanti dopo il lato sinistro della mia mascella non faceva altro che gridarmi contro quanto fossi stato stupido.
Un dolore micidiale.
“Hai voglia di menar le mani? Bene, allora andiamo che iniziamo subito con le lezioni.”
Mi prese per un braccio, mentre ancora non capivo molto per il dolore alla mascella e mi trascinò in una palestra del centro.
Non eravamo certo soli, dentro c’erano altri che si stavano allenando e poi ci avevano seguito altri tre uomini di scorta.
“Questo è un dojo e se continuerai così, non ci entrerai ancora per molto tempo. Ora preparati!”
“E adesso?”
“Non volevi menar le mani? Bene, ora tene darò l’opportunità e ricordati che finché non riuscirai a battermi tu per me sarai solo un pivello. Capito pivello?!”
Sentivo il sangue ribollirmi nelle vene. Io un pivello!
Il combattimento durò poco, anzi pochissimo.
Oltre alla mia mascella si misero ad urlarmi contro anche la tibia destra, i due avambracci, la nuca, il naso e anche tanti altri piccoli muscoli della schiena che non avevo mai saputo di avere.
E pensare che durante quel combattimento le sensazioni, la velocità erano molto simili a quelle degli ultimi scontri della mia vecchia vita, eppure non erano bastati, avevo perso e pure malamente, e dire che mi sembrava di essere riuscito a colpirlo.
“Spero che tu abbia imparato la lezione, non interrompere mai qualcuno che parla. Ora rialzati e segui quegli uomini che ti riaccompagneranno nella tua stanza. Tra poco ti verrà consegnato l’orario delle tue lezioni.”
Non disse altro, si girò e andò via.
Rientrai in camera senza proferire altra parola, il mio stato di impazienza e scontentezza stava salendo a dismisura. Gli avrei fatto pagare questo affronto.
A ripensarci ora, mi vien quasi da ridere, ero proprio un lupo solitario indisciplinato.
A dire il vero, lo sono ancora, ma ora ho molta più consapevolezza…

“Prego, entri pure Tenente.”
“Mi ha fatto chiamare Maggiore!”
“Sono stato informato del fuori programma tra lei e Massimo e volevo saperne di più.”
“Mi scusi Maggiore, ma credo che lei abbia già visto le registrazioni delle videocamere interne, io non ho altro da aggiungere se non che l’ho fatto per disciplinarlo.”
“Non discuto sul fatto che il ragazzo andasse disciplinato, ma così forse è stato un po’ troppo umiliante.”
“Forse, ma per me era necessario, conoscendo il tipo.”
“Bene, per questa volta passi, ma mi dica, la sua spalla sinistra le fa molto male?”
“Non le si può proprio nascondere nulla è Maggiore?”
“No, il ragazzo, anche se forse non se ne è ben reso conto, come gli altri presenti, è riuscito a colpirla prima di andare al tappeto come un sacco di patate.”
“Diciamo che mi fa un po’ male ma soprattutto non mi sarei mai aspettato che sarebbe riuscito a colpirmi.”
“A quanto pare quel ragazzo è una continua sorpresa visti anche i suo risultati all’esame.”
“Spero di riuscire a tirare fuori il massimo da lui.”
“Non si preoccupi tenente, siamo tutti qui apposta per questo.”