Gli Dei ritornano – Puntata 154

Gli Dei ritornano – Puntata 154

“Colonnello abbiamo configurato gli instradatori dei dati come da specifiche. I vari server Necronomicon sono in attesa, ora dovremmo avere tutta la banda per estrarre Stratego.”
Il Colonnello Baldini si voltò verso il suo sottufficiale e poi si rivoltò con un sogghigno malefico verso il Maggiore Testoni.
“Hai visto come siamo rapidi? Ora manchi solo tu alla festa. Dacci il codice di accesso così possiamo iniziare a scaricarci Stratego, tanto a voi non serve più!”
Testoni lo guardò dritto negli occhi, ormai erano le uniche cose che poteva muovere senza dolore o costrizioni. Il suo corpo era tumefatto, lacerato, contuso e sanguinante. Non sembrava più nemmeno lui.
Gli attimi di silenzio proseguivano interrotti solo dal rumore degli altri uomini del Colonnello che operosi come formiche continuavano nelle loro operazioni di cablaggio e riorganizzazione del centro di controllo di Struttura.
“A quanto pare non vuoi mollare, non ti immagini quanto lo sperassi, però devo mettere da parte un po’ il piacere perché ho un dovere da portare avanti. Mi serve quel codice, ormai siamo in procinto di bypassare tutte le procedure di sicurezza stadard, però ci serve ancora il codice di attivazione finale poiché è esso stesso la procedura. Quindi…”
Il Colonnello a quel punto viene disturbato dall’ingresso nel centro operativo di suoi uomini che trascinano un corpo.
“Signore, abbiamo trovato il dottor Gervasi nell’area limitrofa al nucleo di Stratego.”
“Cosa stava combinando?” Disse bruscamente Baldini.
“Stava tentando di inserire protezioni di sicurezza più resistenti. Lo abbiamo fermato, solo che siamo stati un po’ bruschi ed è svenuto.”
La faccia corrucciata di Baldini era ben visibile ai suoi uomini che dentro di loro stavano pregando il loro Dio per non incorrere in tremende punizioni.
“Per fortuna che é solo svenuto. Appoggiatelo su quella sedia e legatelo stetto. Ora mio caro Testoni, so chi mi darà quella chiave di accesso.”
Dicendo quello riapparve un ghigno serafico sulla sua faccia e si lascia andare ad una serie di brevi schiaffini sulla faccia irriconoscibile di Testoni.

L’elicottero si avvicinava a Ciampino il mio sguardo era perso nel vuoto, il mondo mi sfrecciava sotto ma il mio cervello era assente, non riuscivo a pensare a nulla, o meglio pensavo a tutto contemporaneamente, il che equivaleva appunto a non pensare a nulla. Poi d’un tratto tutti i miei percorsi neurali giunsero più o meno contemporaneamente da uno stesso punto.
Monica!!!
Strassi il mio cellulare dalla tasca e chiamai Monica. Diciamocelo, fortuna che ero su di un’elicottero che volava basso e non troppo velocemente, altrimenti non solo avrei avuto una conversazione disturbata, non l’avrei proprio avuta.
“Marco, ma che sta succedendo? Dove stai andando? Quando ritorni?” Per un’attimo rimasi estasiato dal sentire la voce di Monica e il mio cervello perse tempo per immagazzinare quelle parole da lei pronunciate. Come se potessero essere l’ultima volta che le sentivo.
“Non ti preoccupare. La situazione è un po’ complessa da spiegare al telefono. Volevo solo risentire la tua voce e tranquillizzarti.”
Per un’attimo vi fu un vuoto di attesa prima della risposta di Monica. Poteva essere stata un problema di segnale, il rumore dell’elicottero troppo forte, ma in cuor mio volevo spare fosse perché lei era stata colpita da quella mia piccola frase.
“Ma hai lasciato qui tutte le tue cose. Dove stai andando? Quando ritorni?”
“Monica per piacere. Fidati! Non so dove sto andando, ma devo assolutamente fare questa cosa. Per piacere, tieni duro e fai quello che ti diranno Barbara e Fabio. Io farò di tutto per tornare il prima possibile da te.” In quel momento mi resi conto che la mia voce era visibilmente emozionata.
“Va bene. Ti aspetto!” Attimi di silenzio e poi la voce di Barbara prese il posto di quella di Monica.
“Mi scusi Signore ma avrei bisogno di informazioni più precise su cosa dovrei fare.”
In effetti non le avevo detto molto e mentre provavo di recuperare un tono di voce meno emotivo, pensai a come avrebbe dovuto agire.
“Ok Barbara. Riportate le due ragazze a casa loro, se ci sono problemi e per consegnare le mie cose contattate il controllo 872, ci dovrebbero essere Alberto o Guido a cui a breve darò istruzioni più dettagliate. Ti prego fa che non succeda nulla a Monica e alla Betta.” Avevo pur sempre fatto una promessa anche se la situazione stava scivolando parecchio.
“Perfetto Signore.” La comunicazione si interruppe subito dopo.
Sentirmi chiamare signore, da Barbara poi, non mi piaceva per nulla.