Quello che il mio occhio vede viene rielaborato e postato

Punto di vista

“Nella mia lunga vita mi sono chiesto tante volte come sarei morto, ma proprio non avrei mai optato per questa anche se ormai la davo per certa.
Avevo sempre pensato ad una alluvione, terremoto, fulmine, incendio o malattia e vi posso assicurare che me la sono vista anche brutta, ma questa morte e poi proprio ora…
Ok, ormai sono molto vecchio, ho vissuto molto di più di tanti altri ma…
Comunque c’è poco da fare, una cosa certa nella vita è la morte, ma come e quando questa ti venga a prendere quasi mai ti è dato saperlo.
Ricordo ancora quando ero piccolo…
Che bei ricordi, forse un po’ idealizzati, ma comunque bellissimi.
Ricordo ancora un’aria frizzante con sempre un po’ di brezza anche nelle giornate più afose, un sole limpido e caldo ma che non bruciava, l’acqua fresca e rinvigorente, il tutto in un posto veramente tranquillo e rilassante.
Si, inizialmente ero molto solo, circondato dai campi della pianura e nemmeno troppo vicino al sentiero che quegli strani esserei percorrevano talvolta, ma era bello e mi ha permesso di crescere forte e robusto.
Più il freddo seguiva il caldo e più quegli strani esseri aumentavano e passavano sempre più spesso, in maniera sempre diversa, sulle loro due piccole radici, tirati o trasportati da altri esseri con quattro radici e poi da strani oggetti scoppiettanti che lasciavano un’aria cattiva tutte le volte che passavano.
Io guardavo quegli esserini sempre più incuriosito e divertito, ma quelli ormai erano già i tempi del cambiamento, anche se non me ne rendevo conto poiché il tutto avvenne così gradatamente che non ci feci praticamente caso.
L’aria divenne sempre meno fresca e la brezza smise di soffiare, la luce meno limpida ma molto più calda e le mie povere estremità soffrivano e faticavano per reperire il mio nutrimento.
Poi non dico nulla delle mie radici che faticavano ad assorbire quell’acqua sempre più acida e poco nutriente.
Ma come vi dicevo il tutto fu così lento, ci vollero interi cicli freddo caldo, che non me ne resi subito conto, anche grazie al fatto che quegli esserini mi avevano avvicinato di un po’ il loro percorso e vi avevano fatto crescere tanti miei simili tutti attorno, così avevo qualcuno con cui comunicare e passare il tempo.
Sempre in quel periodo pensai di morire, una brutta malattia, portatami inconsapevolmente da uno dei miei amici insetti, mi colpì e per interi cicli rimasi senza forze e con tanta paura.
Quando per fortuna mi ripresi molto attorno a me era cambiato, la pianura stava diminuendo, strane cose crescevano in lontananza, ma si avvicinavano rapidamente, tanto che alla fine mi circondarono.
Erano molto più alte di me, grigie, fredde e mi toglievano la luce.
potevo vedere dai buchi che erano piene di quegli strani esserini con due radici che si muovevano.
Molti dei miei amici iniziarono a sparire, tagliati da quei stessi esserini che li avevano piantati giusto qualche sessantina di cicli prima.
Ben presto rimasi nuovamente solo, ma non era come quando ero piccolo, ora avevo paura, c’era poca luce, l’aria era oppressiva e l’acqua sempre meno gradevole, poi quelle cose scoppiettanti non la smettevano mai di passare peggiorando ancora la situazione.
Lì mi resi conto che tutto era cambiato in peggio e stavo soffrendo della situazione, così decisi di provare a comunicare con quegli esserini, per avvisarli e chiedere aiuto.
Niente, provai tutti i metodi di comunicazione tradizionali ma nulla, proprio non mi capivano, ma quello che non afferravo era come non riuscissero a capire del problema che stava incombendo su tutti.
Così decisi di sforzarmi in tutte le maniere pur di farmi capire.
Feci cadere le mie foglie in piena estate, iniziai a fiorire con il tenue sole invernale, feci cadere interi rami a terra e solo così ogni tanto riuscivo ad attrarre la loro attenzione.
Si fermavano sotto di me a guardarmi e poi parlottavano fra loro, ma nulla cambiava, io sentivo sempre più le mie forze abbandonarmi e non sapevo più che fare.
Poi il miracolo, avevano capito, c’ero riuscito.
Quelle cose scoppiettanti iniziarono a diminuire, l’aria, l’acqua e il sole stavano ritornando come le ricordavo in giovinezza.
Non fu istantaneo, ci vollero diverse alternanze, ma sentivo che stava tutto migliorando.
Purtroppo però io non ero più giovane come una volta e sentivo sempre più le mie forze calare.
Infine, un giorno di qualche ciclo fa arrivarono tanti uomini e cominciarono a piantare tutto attorno a me tanti altri miei amici.
Si, sto proprio parlando di voi giovincelli che ora dovete solo pensare a crescere alti, forti e robusti.
Purtroppo per me non c’è più molto da fare e questi esserini lo sanno e per non togliervi nutrimenti adesso mi stanno tagliando.
Non preoccupatevi, è giusto così, è il ciclo della vita.
A proposito, non so se ve l’ho detto, ma mi chiamo Omol e vorrei solo chiedere una cosa a voi giovincelli, non dimenticatevi chi sono e di quello che ho fatto per questo posto.
Mi basta questo per andarmene contento.
Grazie.”

E questo è il racconto di Omol, l’albero che salvò il mondo, che ancora oggi a decine e decine di cicli di distanza si tramanda di albero in albero.