Gli Dei ritornano – Puntata 149

Corsi veramente a più non posso per raggiungere il Quirinale dove pensavo sarebbero andate Monica e Benedetta seguendo la massa di persone e lo stesso Raffaele.
La situazione era totalmente fuori controllo, le persone erano isteriche e si sentivano come topi in trappola che non riuscivano a scappare da nessuna parte. Le immagini di quegli eventi sono ormai negli occhi di tutti poiché tramite i giornalisti stranieri e il servizio di GoogolStream, lanciato solo pochi mesi prima e che permetteva la trasmissione diretta di audio e video ripreso con un telefonino, raggiunsero immediatamente gli angoli più reconditi del globo.
I militari premevano come forsennati con idranti, lacrimogeni, proiettili di gomma e cariche, tutti i manifestanti verso il Quirinale dove invece regnava una situazione di strana calma apparente. I militari non sembravano intenzionati a caricare sebbene avessero creato un cordone da lato a lato della strada, i manifestanti si tenevano rispettosi a qualche metro come se nulla stesse succedendo. Il merito a dire il vero era anche di Fulvio e altri del Centro che tenevano calmi gli altri manifestanti. Raffaele era vicino alla testa del gruppo di manifestanti ma spostato sul lato sinistro che fissava la scena totalmente rapito dagli eventi. Mi avvicinai e Raffaele mi notò subito venendomi incontro e iniziando a parlare.
“Cosa ti avevo detto di fare?”
La sua voce e il suo sguardo non erano certo di rimprovero, anzi sembrava fosse molto felice di vedermi, sebbene fosse molto triste in volo ma non era più teso come prima, calmo e insicuro di se.
“Di stare con Monica e la Betta. Scu…”
“Non ti preoccupare sono lì e ora puoi essere sicuro che non si facciano male.”
Raffaele indicò dove erano le ragazze poi ritornò a guardarmi notando subito che avevo avuto uno scontro poco prima, il mio fisico e vestiario lasciava trasparire la violenza di una lotta.
“Credo però che io possa esserti d’aiuto qui.”
Mi diede una pacca sulla spalla.
“No, questa faccenda andrà come ho sempre saputo sarebbe dovuta andare. Non c’è altra via.”
La sua faccia era diventata ancora più triste e i suoi occhi visti da più vicino sembravano molto lucidi.
“Ora stai calmo e ricordati qual’è la tua parte. Massimo qui tu non centri nulla.”
Non riuscii a dire altro, sentivo una forte stretta al petto come mi mancasse il fiato. Massimo, mi aveva chiamato Massimo. Non ci potevo credere Lui aveva capito chi ero. Ero totalmente sconvolto.
Prima che Raffaele si girasse potei vedere ben distintamente una lacrima solcargli il viso.
In quel momento la polizia prese a fare una breve carica, ma il gruppo guidato dagli uomini del Centro si unì come in una mischia da rugby e si scontrò contro i militari che furono vittime della loro stessa carica e costrette ad indietreggiare di parecchi metri, molti di più di quelli che avevano guadagnato.
Io avevo raggiunto le ragazze senza distogliere lo sguardo da quella massa di uomini che spostavano a loro piacimento i militari.
Poi un fischio risuonò nell’aria, lo potevo riconoscere era di Raffaele, e la pressione sui militari venne meno. Si creaò un’area vuota dove rimase il solo Raffaele che fronteggiava i poliziotti.
Lo potevo sentire anche da lì dove ero e guardandogli solo le spalle. Lo sguardo di Raffaele doveva essere terrorizzante perché i militari non si muovevano anche di un millimetro. Appena uno faceva un passo lo sguardo di Raffaele si muoveva su di lui costringendolo a riprendere la posizione. Dopo pochi istanti Raffaele, senza distogliere lo sguardo dai poliziotti, iniziò a camminare orizzontalmente rispetto alla linea dei militari, due metri da una parte e due metri dall’altra. Sembrava una macabra danza, come quelle che avvengono tra un predatore e la sua preda ridotta all’angolo nella natura selvaggia.
Tutto quello andò avanti una trentina di secondi al massimo che sembrarono però durare decine di minuti.
Quando due militari raggiunsero il loro limite e fuggirono verso le retrovie lasciando una piccola incrinatura nel muro di poliziotti, Raffaele si fermò e fece alcuni passi in quella direzione.
Iniziò a barcollare e cadde in avanti appoggiandosi in ginocchio e con il capo rivolto verso il basso.
I vari video di quella sola scena sono il simbolo stesso di quelle giornate, sono l’emblema della speranza e della dedizione nel raggiungimento di un qualcosa di migliore per tutti.
Le immagini però non hanno minimamente raccontato quello che volle dire per tutte quelle persone essere lì ad assistere.

Non posso più aspettare.
Devo passare e andare a parlare con il presidente della Repubblica per fermare tutto questo, ad ogni costo.
Questa gente sta soffrendo troppo.
Perché mi sento così diverso così forte e pieno d’energia. La sento scorrermi nelle mani, nelle gambe, sento che potrei fare tutto quello che voglio. Però non è mia, non mi appartiene, di chi è?
Perché io?
Perché la sento tutta io?
Devo fischiare!
Ora siamo solo voi e io. Perché non mi volete lasciare passare?
Sento crescere questa forza e non capisco più che devo fare.
Devo andare in quella direzione.
I polmoni e il petto mi bruciano. Non mi sento più le gambe. Non riesco più a stare in piedi.
Ma che mi sta succedendo?
E questo sulle mani cos’é?
Sangue! Il mio sangue.
Non riesco più a tenere gli occhi aperti.
Buio! Vedo sempre più buio. Buio…
Ma quella… quella è…
LUCE!!!